Finestra sulla scienza

Immunotherapy after hematopoietic stem cell transplantation using umbilical cord blood-derived products

IMMUNOTERAPIA DOPO TRAPIANTO DI CELLULE STAMINALI EMATOPOIETICHE USANDO PRODOTTI DERIVATI DAL SANGUE DI CORDONE OMBELICALE

AUTORI: Aurore Saudemont e J. Alejandro Madrigal, University College London, Anthony Nolan Research Institute, LONDON, UK

 

 

 

da Cancer Immunol Immunother, Springer Ed, DOI 10.1007/s00262-016-1852-3,

 

pubblicato online il 6 giugno 2016

 

Riassunto:

Il sangue di cordone ombelicale (UCB, umbilical cord blood) è stato sempre più utilizzato come fonte di cellule staminali ematopoietiche per trapianti, ovvero come fonte di cellule staminali che danno origine a tutte le cellule del sangue, fin da quando nell’anno 1988 fu eseguito il primo trapianto per curare un bambino con anemia di Fanconi (una rara malattia genetica per cui il midollo osseo non produce le cellule del sangue). 

Il trapianto di cellule staminali ematopoietiche è normalmente usato per trattare patologie tumorali maligne del sangue e altre malattie del sangue e del midollo osseo. E’ una cura salvavita, ma solo la metà dei pazienti sopravvive a tale procedura: è proprio per combattere le gravi complicazioni post-trapianto che si stanno sviluppando diversi tipi di IMMUNOTERAPIA.

 

Il trapianto con cellule di cordone ombelicale (UCB) ha alcuni vantaggi rispetto al trapianto di cellule di sangue periferico di un donatore: per esempio, i requisiti per la corrispondenza genetica (dell’HLA) sono meno rigidi, la disponibilità del materiale da trapiantare è rapida, sono ridotte sia l’incidenza che la gravità del GVHD (graft-versus-host-disease, la malattia acuta da rigetto, ovvero la reazione delle cellule immuni del donatore contro i tessuti dell’ospite ricevente). Però, il trapianto con UCB è associato anche a una maggiore incidenza di infezioni, a insuccessi nell’attecchimento del trapianto e ad un lento recupero del sistema immunitario.

 

Il sangue di cordone ombelicale è usato principalmente come fonte di cellule staminali ematopoietiche; tuttavia non ci sono solo queste cellule, ma anche cellule T, cellule T regolatorie, cellule natural killers (NK) e cellule staminali mesenchimali. Quindi, il sangue di cordone ombelicale è ricco di cellule del sistema immunitario che potrebbero essere utilizzate per trattare alcune delle principali complicazioni post-trapianto (mancato attecchimento del trapianto, lento recupero immunitario, infezioni opportunistiche, GVHD, recidiva della malattia).

Nell’articolo gli Autori descrivono alcune delle immunoterapie già sviluppate che usano il sangue di cordone ombelicale come risorsa di diverse cellule, in particolare di “cellule T regolatorie” e di cellule “natural killers” (NK).

 

Le cellule T e le NK sono dei linfociti e i linfociti sono cellule presenti nel sangue che costituiscono il 20-40% dei globuli bianchi.

Le cellule T regolatorie sopprimono la funzione delle cellule T effettrici, servono a mantenere la tolleranza immunologica verso le cellule del nostro organismo, a mantenere l’omeostasi immunologica. Quindi, possono essere utilizzate per prevenire o modulare una malattia acuta da rigetto (GVHD) post-trapianto.

Le cellule NK sono linfociti che uccidono bersagli cellulari come cellule infettate e cellule tumorali; costituiscono il 15-30% del linfociti del sangue di cordone ombelicale, quindi sono numerose. Grazie alle loro caratteristiche, possono essere utilizzate per prevenire o trattare le ricadute di malattie tumorali del sangue.

In conclusione, secondo gli Autori, l’Immunoterapia è un’opzione promettente per migliorare il risultato dei trapianti di midollo osseo e il sangue di cordone ombelicale ne è una fonte importante.

 

 

Legenda:

UCB, umbilical cord blood: sangue del cordone ombelicale.

HLA, human leukocyte antigen: gruppo di geni che codificano le proteine sulla superficie delle cellule che sono responsabili per la regolazione del sistema immunitario nell'uomo.

GVHD, graft-versus-host-disease: la malattia acuta da rigetto in cui le cellule del donatore forniscono una risposta esagerata aggredendo le cellule di tessuti ed organi della persona ricevente, immunosoppressa, riconoscendole come corpi estranei.

NK, natural killers: linfociti NK.                                                                   

 

a cura di Dott.ssa B. Presciuttini

Immunoablation and autologous haemopoietic stem-celltransplantation for aggressive multiple sclerosis: a multicentresingle-group phase 2 trial

Harold L Atkins, Marjorie Bowman, David Allan, Grizel Anstee, Douglas L Arnold, Amit Bar-Or, Isabelle Bence-Bruckler, Paul Birch,Christopher Bredeson, Jacqueline Chen, Dean Fergusson, Mike Halpenny, Linda Hamelin, Lothar Huebsch, Brian Hutton, Pierre Laneuville,Yves Lapierre, Hyunwoo Lee, Lisa Martin, Sheryl McDiarmid, Paul O’Connor, Timothy Ramsay, Mitchell Sabloff , Lisa Walker, Mark S Freedman

Published Online June 9, 2016

Summary
Background Strong immunosuppression, including chemotherapy and immune-depleting antibodies followed by autologous haemopoietic stem-cell transplantation (aHSCT), has been used to treat patients with multiple sclerosis, improving control of relapsing disease. We addressed whether near-complete immunoablation followed by immune cell depleted aHSCT would result in long-term control of multiple sclerosis.
Methods We did this phase 2 single-arm trial at three hospitals in Canada. We enrolled patients with multiple sclerosis, aged 18–50 years with poor prognosis, ongoing disease activity, and an Expanded Disability Status Scale of 3·0–6·0.
Autologous CD34 selected haemopoietic stem-cell grafts were collected after mobilisation with cyclophosphamide and fi lgrastim. Immunoablation with busulfan, cyclophosphamide, and rabbit anti-thymocyte globulin was followed by aHSCT. The primary outcome was multiple sclerosis activity-free survival (events were clinical relapse, appearance of a new or Gd-enhancing lesion on MRI, and sustained progression of Expanded Disability Status Scale score). This
study was registered at ClinicalTrials.gov, NCT01099930.
Findings Between diagnosis and aHSCT, 24 patients had 167 clinical relapses over 140 patient-years with 188 Gd-enhancing lesions on 48 pre-aHSCT MRI scans. Median follow-up was 6·7 years (range 3·9–12·7). The  primary outcome, multiple sclerosis activity-free survival at 3 years after transplantation was 69·6% (95% CI 46·6–84·2). With up to 13 years of follow-up after aHSCT, no relapses occurred and no Gd enhancing lesions or new T2 lesions were seen on 314 MRI sequential scans. The rate of brain atrophy decreased to that expected for healthy controls. One of 24 patients died of transplantation-related complications. 35% of patients had a sustained improvement in their Expanded Disability Status Scale score.
Interpretation We describe the fi rst treatment to fully halt all detectable CNS infl ammatory activity in patients with multiple sclerosis for a prolonged period in the absence of any ongoing disease-modifying drugs. Furthermore, many of the patients had substantial recovery of neurological function despite their disease’s aggressive nature.
Funding Multiple Sclerosis Scientifi c Research Foundation.

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Staminali cordonali. Superati i 30.000 trapianti

 11 gennaio 2016 18:20

Articolo tratto da ADUC–SALUTE N.2016-002 del 15/01/2016 (Associazione per i Diritti degli Utenti e Consumatori). Redazione: Via Cavour 68, 50129 Firenze http://salute.aduc.it

Superati nel mondo i 30 mila trapianti di cellule staminali cordonali, una tecnica utilizzata per la cura di oltre 80 importanti patologie. Il traguardo è stato confermato da Eliane Gluckman, massima esperta mondiale di trapianto cordonale, calcolando i numeri relativi all'anno 2015. "Il trapianto di cellule staminali prelevate dal cordone ombelicale dei nascituri è ormai una realtà consolidata e ha mostrato tassi di successo sovrapponibili al più invasivo espianto di midollo osseo da donatore vivente", ricorda Francesco Zinno, docente di Immunoematologia all'università di Roma Tor Vergata. I campi di applicazione delle tecnica crescono, sottolinea Zinno: "Uno studio statunitense, condotto alla Duke University, ha dimostrato come il trapianto autologo di cellule staminali cordonali abbia reso possibile la ripresa di bambini affetti da paralisi cerebrale infantile, che altrimenti sarebbero stati destinati all'invalidità. Lo scorso luglio una bambina italiana di 20 mesi, affetta da paralisi cerebrale infantile, ha ricevuto due infusioni di cellule staminali del proprio cordone ombelicale (conservato) che hanno già portato significativi miglioramenti. Oggi è addirittura possibile curare bambini affetti da patologie genetiche come l'Ada-scid (il sistema immunitario è praticamente inesistente e i piccoli malati sono costretti al perenne isolamento) e la sindrome di Wiskott-Aldrich (malattia che provoca emorragie, infezioni gravi e tumori)". Secondo i Registri, nel 2014 erano oltre 610 mila nel mondo i campioni disponibili, sia donati che conservati per uso autologo con scopi preventivi o raccolti per la cura di un familiare malato. "Ma esiste una situazione paradossale - evidenzia Zinno - In Italia oltre il 95% dei cordoni vengono gettati come rifiuto speciale, sprecando letteralmente un preziosissimo materiale biologico dalle enormi potenzialità terapeutiche. E' come gettare nel contenitore dei rifiuti ospedalieri un qualunque organo potenzialmente utilizzabile per un trapianto. Solo nel nostro Paese ogni anno si ammalano di leucemia circa 5 bambini ogni 100 mila abitanti, e i linfomi rappresentano il 15% di tutti i tumori nei bambini di età compresa tra 0 e 14 anni. Questi piccoli pazienti potrebbero guarire grazie alla lungimiranza dei propri genitori o alla generosità di altri". 
Il trapianto di sangue cordonale ha alle spalle 25 anni di consolidata esperienza sul campo ed è una valida fonte alternativa di cellule staminali, assicurano gli specialisti: l'approvvigionamento di queste cellule è relativamente facile e non comporta rischi per madre e neonato; inoltre, grazie alla loro immaturità, si prestano ad avere alti profili di istocompatibilità. I risultati in termini di sopravvivenza dei pazienti sono completamente sovrapponibili ai trapianti con staminali prelevate da altre fonti. Il loro uso, poi, non è destinato solo ai bambini. Al momento, infatti, il 57% dei campioni è stato utilizzato per curare pazienti adulti e il 43% casi pediatrici. Questo perché la versatilità delle staminali cordonali permette anche di usare più di un campione e avere quindi la quantità di cellule necessarie per curare pazienti adulti. Attualmente sono 80 le malattie che possono beneficiare del trapianto di staminali cordonali Secondo i dati dei Registri internazionali, nel 59% dei casi le cellule staminali estratte dal cordone sono state usate per curare leucemie acute; nel 20% hanno trattato sindromi mielodisplastiche e mieloproliferative; nel 14% sono state impiegate nei linfomi, mentre i rimanenti casi comprendono tumori solidi, patologie del midollo osseo, disordini autoimmuni e malattie rare. "Queste cellule rappresentano una sorta di 'officina' dell'organismo che sostituisce o rimpiazza le cellule mancanti nel corso dell'intera vita. Ogni anno in Italia e nel mondo milioni di persone ricevono diagnosi di malattie che sarebbero trattabili con un trapianto di staminali cordonali", conclude Zinno. 

 

Un aggiornamento dalla Scienza - febbraio 2015 (tratto da Medline)

a cura della dott.ssa Barbara Presciuttini

Transfus Apher Sci. 2014 Dec 23. S1473-0502(14)00259-6. doi:10.1016/j.transci.2014.12.021.

Successful treatment of a 3-year-old boy with hepatitis-associated aplastic anemia with combination of auto-umbilical cord blood transplantation and immunosuppressive therapy.

Liang C, Wei J, Jiang E, Ma Q, Pang A, Feng S, Han M.

Hematopoietic Stem Cell Transplantation Center, Institute of Hematology and Blood Diseases Hospital, Peking Union Medical College and Chinese Academy of Medical Sciences, Tianjin 300020, China.

Viene descritto il caso di un bambino di 3 anni di età affetto da anemia aplastica associata ad epatite. E’ stato trattato con successo tramite un trapianto autologo del suo sangue di cordone ombelicale in combinazione con una terapia immunosoppressiva.

Abstract

In this work we describe a 3-year-old boy with hepatitis-associated aplastic anemia (HAAA) treated successfully with autologous cord blood transplantation combined with immunosuppressive therapy. There is little previous experience in the utility of autologous cord blood transplantation in the treatment of HAAA. Nowadays, for patients born after 1980, an HLA matched sibling donor is not usually available because of the family planning policy in our country. So more and more parents choose to preserve the umbilical cord blood for their children. We consider it a new effective choice for the treatment of HAAA, especially for the pediatric patients. Copyright © 2014 Elsevier Ltd. All rights reserved. KEYWORDS: Autologous transplantation; Cord blood; Hepatitis-associated aplastic anemia

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J Pediatr. 2014 May;164(5):973-979.e1. doi: 10.1016/j.jpeds.2013.11.036. Epub 2013 Dec 31.

Feasibility of autologous cord blood cells for infants with hypoxic-ischemic encephalopathy.

Cotten CM, Murtha AP, Goldberg RN, Grotegut CA, Smith PB, Goldstein RF, Fisher KA, Gustafson KE, Waters-Pick B, Swamy GK, Rattray B, Tan S, Kurtzberg J.    Duke University, Durham, NC.

 

OBIETTIVO: Valutare la fattibilità e la sicurezza del fornire sangue autologo del cordone ombelicale (umbilical cord blood, UCB) a neonati con encefalopatia ipossico-ischemica (HIE).

DISEGNO dello STUDIO: Sono stati arruolati bambini della Terapia Intensiva Neonatale che sono stati “raffreddati” (induzione di ipotermia) per HIE e che avevano a disposizione UCB. Sono state registrate le caratteristiche delle cellule infuse e i segni vitali pre- e post-infusione. Sono stati poi confrontati i risultati di questi bambini (mortalità, capacità di alimentarsi per via orale alla dimissione, sopravvivenza a 1 anno, capacità cognitiva, linguaggio e sviluppo motorio) con i bambini trattati solo con l’ipotermia, ovvero bambini che non avevano cellule autologhe cordonali di cui disporre.

RISULTATI: Ventitrè bambini sono stati “raffreddati” e hanno ricevuto le cellule del UCB. I segni vitali, tra cui saturazione dell'ossigeno, erano simili prima e dopo le infusioni nelle prime 48 ore dopo la nascita.

I due gruppi di neonati hanno avuto esiti simili alla dimissione dall’ospedale. Il 74% dei bambini trattati con ipotermia + cellule cordonali e il 41% di quelli trattati solo con l’ipotermia sono sopravvissuti dopo 1 anno con punteggi elevati.

CONCLUSIONI: Raccolta, preparazione e infusione di cellule fresche autologhe di UCB per l'uso nei neonati con HIE è fattibile. È necessario uno studio in doppio cieco randomizzato.

Abstract

OBJECTIVE: To assess feasibility and safety of providing autologous umbilical cord blood (UCB) cells to neonates with hypoxic-ischemic encephalopathy (HIE).

STUDY DESIGN: We enrolled infants in the intensive care nursery who were cooled for HIE and had available UCB in an open-label study of non-cyropreserved autologous volume- and red blood cell-reduced UCB cells (up to 4 doses adjusted for volume and red blood cell content, 1-5 × 10(7) cells/dose). We recorded UCB collection and cell infusion characteristics, and pre- and post-infusion vital signs. As exploratory analyses, we compared cell recipients' hospital outcomes (mortality, oral feeds at discharge) and 1-year survival with Bayley Scales of Infant and Toddler Development, 3rd edition scores ≥85 in 3 domains (cognitive, language, and motor development) with cooled infants who did not have available cells.

RESULTS: Twenty-three infants were cooled and received cells. Median collection and infusion volumes were 36 and 4.3 mL. Vital signs including oxygen saturation were similar before and after infusions in the first 48 postnatal hours. Cell recipients and concurrent cooled infants had similar hospital outcomes. Thirteen of 18 (74%) cell recipients and 19 of 46 (41%) concurrent cooled infants with known 1-year outcomes survived with scores >85.

CONCLUSIONS: Collection, preparation, and infusion of fresh autologous UCB cells for use in infants with HIE is feasible. A randomized double-blind study is needed. Copyright © 2014 Elsevier Inc. All rights reserved.

Comment in Stem cell-based therapy for newborn lung and brain injury: feasible, safe, and the next therapeutic breakthrough? [J Pediatr. 2014]

Stem cell-based therapy for newborn lung and brain injury: feasible, safe, and the next therapeutic breakthrough?Kourembanas S. J Pediatr. 2014 May; 164(5):954-6. Epub 2014 Mar 12.

PMID:24388332[PubMed - indexed for MEDLINE] PMCID:PMC3992180[Available on 2015/5/1]

 

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Mymensingh Med J. 2013 Jan;22(1):210-7.

Autologous or allogenic uses of umbilical cord blood whole or RBC transfusion - a review.

Chakrabarty P1, Rudra S.

1Department of Transfusion Medicine, Mymensingh Medical College, Mymensingh, Bangladesh.

Una volta il cordone ombelicale e la placenta erano considerati un rifiuto e venivano eliminati dopo il parto, ma ora il sangue del cordone è una valida fonte di trapianto di cellule staminali ematopoietiche. Neonati prematuri ad alto rischio richiedono trasfusioni di globuli rossi per l'anemia. Una proprietà unica del sangue del cordone ombelicale (CB, cord blood) è il suo alto contenuto di cellule immature progenitrici ematopoietiche. Il sangue placentare può essere raccolto sterilmente e conservato a 4 ° C. .. Le analisi chimiche e colturali indicano che il sangue placentare umano può essere raccolto in modo sicuro e conservato in modo efficace per la terapia trasfusionale allogenica o autologa. Nella pratica trasfusionale neonatale, sono stati fatti molti sforzi per fornire ai neonati prematuri globuli rossi autologhi, specialmente per quelli nati prima di 32 settimane di gestazione. In India sono state osservate trasfusioni senza effetti negativi in una vasta gamma di pazienti che ha ricevuto sangue allogenico cordonale. È stato anche proposto l'uso di CB per le piccole trasfusioni allogeniche nei bambini anemici in Africa o in aree endemiche della malaria. Uno studio ha dimostrato che donazione e trasfusione di CB sarebbero accettabili per le donne che vivono in Kenya. Nei Paesi con risorse limitate si potrebbe beneficiare maggiormente di questo prodotto trasfusionale facilmente disponibile.

 

Abstract

 

Once Umbilical Cord with Placenta considered a biological waste product and generally discarded after delivery but now cord blood has emerged as a viable source of hematopoietic stem cell transplantation. High-risk premature infants require red cell transfusions for anemia. A unique property of cord blood (CB) for its high content of immature hematopoietic progenitor cells (HPCs). Placental blood for autologous transfusions can be collected with aseptic precaution/sterilely into citrate-phosphate-dextrose and stored at 4°C. During storage for 8 days, the placental red cell content of adenosine triphosphate remained normal. The 2,3,-diphosphoglycerate concentration of cells stored beyond 8 days declined sharply. So we have to store umbilical cord blood (UCB) within 7 days for its best result. During storage, placental blood underwent an exchange of extra-cellular Na+ and K+, but no change in glutathione content. Hemolysis was less than 1 percent. Bacteriologic and fungal cultures remained sterile. These suggest that human placental blood can be collected safely and preserved effectively for autologous/allogenic transfusion therapy. In neonatal transfusion practice, efforts have been made to provide premature infants with autologous red blood cell (RBC), especially those born before 32 gestational weeks. In India no adverse transfusion effects were seen in a wide variety of patients that received (pooled) allogeneic fresh whole blood / UCB transfusions. The use of UCB for small volume allogeneic transfusions in anaemic children in Africa or in malaria endemic areas has also been proposed. A preclinical study showed that donation and transfusion of UCB would be acceptable to women living in Mombasa, Kenya. In view of the small volumes RBC per unit that can be collected, it is most likely that anaemic children need of a small volume of transfusions. In resource-restricted countries would benefit most from this easily available transfusion product. PMID:23416835[PubMed - indexed for MEDLINE]

 

 

Stem Cells Transl Med. 2015 Feb;4(2):195-206. doi: 10.5966/sctm.2014-0195. Epub 2015 Jan 5.

Safety and feasibility for pediatric cardiac regeneration using epicardial delivery of autologous umbilical cord blood-derived mononuclear cells established in a porcine model system.

Cantero Peral S, Burkhart HM, Oommen S, Yamada S, Nyberg SL, Li X, O'Leary PW, Terzic A, Cannon BC, Nelson TJ; Wanek Program Porcine Pipeline Group; Wanek Program Porcine Pipeline Group.

Collaborators: Edgerton SL, Suddendorf SH, Krage S, Rice M, Rysavy JA, Powers JM, Rasmussen BW, Miller JM, Paulson TL, Lindquist RK, Reece CL, Miller AR, Padley DJ, Wentworth MA, Greene AC, Andrews AG, Nelson TJ, O'Leary PW, Olson TM, Terzic A.

Division of General Internal Medicine, Center for Regenerative Medicine, Pediatric Cardiothoracic Surgery, Division of Cardiovascular Diseases, Transplant Center, Division of Biomedical Statistics and Informatics, Division of Pediatric Cardiology, Department of Molecular Pharmacology and Experimental Therapeutics, and Mayo Clinic, Rochester, Minnesota, USA; +Program of Doctorate of Internal Medicine, Autonomous University of Barcelona, Barcelona, Spain.

Si cercano nuove opzioni terapeutiche per migliorare i risultati a lungo termine nelle malattie cardiache congenite per le quali si interviene chirurgicamente. Non ci sono studi sugli effetti a lungo termine del trapianto di cellule autologhe in età pediatrica, nonostante sia stato dimostrato che cellule staminali inducono rigenerazione cardiaca. In questo studio sono state iniettate cellule mononucleate autologhe del cordone ombelicale nel miocardio del ventricolo destro di maialini ed è stato esaminato il rischio della manovra, in particolare in termini di aritmie e infezioni.

Abstract

Congenital heart diseases (CHDs) requiring surgical palliation mandate new treatment strategies to optimize long-term outcomes. Despite the mounting evidence of cardiac regeneration, there are no long-term safety studies of autologous cell-based transplantation in the pediatric setting. We aimed to establish a porcine pipeline to evaluate the feasibility and long-term safety of autologous umbilical cord blood mononuclear cells (UCB-MNCs) transplanted into the right ventricle (RV) of juvenile porcine hearts. Piglets were born by caesarean section to enable UCB collection. Upon meeting release criteria, 12 animals were randomized in a double-blinded fashion prior to surgical delivery of test article (n = 6) or placebo (n = 6). The UCB-MNC (3 × 10(6) cells per kilogram) or control (dimethyl sulfoxide, 10%) products were injected intramyocardially into the RV under direct visualization. The cohorts were monitored for 3 months after product delivery with assessments of cardiac performance, rhythm, and serial cardiac biochemical markers, followed by terminal necropsy. No mortalities were associated with intramyocardial delivery of UCB-MNCs or placebo. Two animals from the placebo group developed local skin infection after surgery that responded to antibiotic treatment. Electrophysiological assessments revealed no arrhythmias in either group throughout the 3-month study. Two animals in the cell-therapy group had transient, subclinical dysrhythmia in the perioperative period, likely because of an exaggerated response to anesthesia. Overall, this study demonstrated that autologous UCB-MNCs can be safely collected and surgically delivered in a pediatric setting. The safety profile establishes the foundation for cell-based therapy directed at the RV of juvenile hearts and aims to accelerate cell-based therapies toward clinical trials for CHD. ©AlphaMed Press. KEYWORDS: Autologous umbilical cord blood; Congenital heart disease; Intramyocardial delivery; Porcine; Right ventricle; Safety

 

Ann Plast Surg.2014;72(6):S176-83. doi: 10.1097/SAP.0000000000000107.

Osteoinduction of umbilical cord and palate periosteum-derived mesenchymal stem cells on poly(lactic-co-glycolic) acid nanomicrofibers.

Caballero M, Pappa AK, Roden KS, Krochmal DJ, van Aalst JA.

Viene illustrata una tecnica per creare tessuto osseo a partire da cellule staminali di cordone ombelicale al fine di riparare gravi difetti craniofacciali (dovuti a anomalie congenite, traumi, interventi chirurgici di asportazione di tumori).

Abstract

The need for tissue-engineered bone to treat complex craniofacial bone defects secondary to congenital anomalies, trauma, and cancer extirpation is sizeable. Traditional strategies for treatment have focused on autologous bone in younger patients and bone substitutes in older patients. However, the capacity for merging new technologies, including the creation of nanofiber and microfiber scaffolds with advances in natal sources of stem cells, is crucial to improving our treatment options. The advantages of using smaller diameter fibers for scaffolding are 2-fold: the similar fiber diameters mimic the in vivo extracellular matrix construct and smaller fibers also provide a dramatically increased surface area for cell-scaffold interactions. In this study, we compare the capacity for a polymer with Federal Drug Administration approval for use in humans, poly(lactic-co-glycolic) acid (PLGA) from Delta polymer, to support osteoinduction of mesenchymal stem cells (MSCs) harvested from the umbilical cord (UC) and palate periosteum (PP). Proliferation of both UC- and PP-derived MSCs was improved on PLGA scaffolds. The PLGA scaffolds promoted UC MSC differentiation (indicated by earlier gene expression and higher calcium deposition), but not in PP-derived MSCs. Umbilical cord-derived MSCs on the PLGA nanomicrofiber scaffolds have potential clinical utility in providing solutions for craniofacial bone defects, with the added benefit of earlier availability. PMID:24691324 [PubMed - indexed for MEDLINE] PMCID:PMC4049008[Available on 2015/6/1]

 

Dott.ssa B. Presciuttini

Trapianto delle cellule staminali autologhe del cordone ombelicale

"First autologous cell therapy of cerebral palsy caused by hypoxic-ischemic brain damage in a child after cardiac arrest - Individual treatment with cord blood", A Jensen and E Hamelmann, Case reports

Un bambino tedesco di 2 anni in corso di shock settico è stato rianimato dopoun arresto cardiaco. C'è stata ipossia cerebrale per 25 minuti ed il dannoneurologico è stato gravissimo.
Dopo 9 settimane di stato vegetativo, è stato fatto un tentativo: è statoeseguito un trapianto autologo delle cellule del suo cordone ombelicale (allanascita del bambino un campione di sangue cordonale era stato raccolto e conservato).
Il bambino è stato poi seguito per 3 anni ed è migliorato molto (gioca, mangia da solo, parla, esprime semplici frasi, si mette in piedi da solo, cammina se aiutato).
I medici ritengono che il miglioramento sia difficilmentespiegabile con la sola terapia riabilitativa e sia dovuto, almeno in parte, alle cellule del suo cordone ombelicale che hanno permesso una
graduale rigenerazione delle funzioni nervose.


Utilizzo di cellule staminali adulte per la formazione di lembi di cute - Mantova 28 Gen 2013

Dr Negri Stefano - (e-mail: stene60@yahoo.it)

Abstract

L’ingegneria tessutale è un’ area multidisciplinare di ricerca che ha come scopo la rigenerazione di tessuti ed organi danneggiati del nostro organismo, partendo dal presupposto che la quasi totalità delle cellule animali possono essere coltivate in laboratorio.

 

Il principio generale è quello di utilizzare cellule staminali e farle crescere e
differenziare su un supporto idoneo in modo da produrre il tessuto che deve
essere sostituito.

 

 

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CELLULE STAMINALI E MALATTIE NEURODEGENERATIVE

Stato dell'arte - Mantova 28 Gen 2013

Dott.ssa Chiara Foroni (e-mail: c_foroni@yahoo.it)

Abstract

Dal punto di vista sperimentale, ci sono evidenze che, quando trapiantate nel cervello, le cellule staminali sono in grado di sopravvivere e migliorare le anomalie neurologiche.

 

Il cammino della ricerca nel caso di queste malattie è più arduo perché alle cellule trapiantate si chiede non solo di sopravvivere e differenziarsi nella corretta tipologia neuronale ma anche di integrarsi e ricostituire circuiti complessi, danneggiati.

 

L’utilizzo delle cellule staminali è tuttora limitato, oltre che da motivi etici, anche dalla difficoltà di controllare le capacità proliferative e differenziati di queste cellule una volta trapiantate nel tessuto.

 

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Le staminali rivoluzioneranno la medicina in 10 anni

I trapianti con cellule staminali rivoluzioneranno la medicina nei prossimi dieci anni e bisognerebbe investire di più in questo campo, come ribadisce Carlo Umberto Casciani, pioniere dei trapianti e commissario straordinario dell'Agenzia regionale trapianti Lazio, alla presentazione a Roma del Quarto Convegno internazionale di chirurgia rigenerativa, in programma dal 13 al 15 dicembre.
«Occhio a non perdere tempo - ammonisce l'esperto - e a non perdere ricercatori. Già oggi tremila giovani italiani lavorano nei laboratori americani, tutti cervelli che abbiamo formato noi».
«Il fatto è che ancora si pensa che tagliare i fondi alle università stimoli la creatività - evidenzia il genetista Giuseppe Novelli, membro dell'Anvur, Agenzia di valutazione del sistema universitario e della ricerca - ma questo non è vero. Vero è, invece, che i soldi sono pochi, ma in India stanno investendo miliardi di dollari in staminali. Inoltre, un altro problema italiano è che nessuna delle molte pubblicazioni scientifiche di alto livello e made in Italy da noi diventa prodotto. Una mancanza da colmare».

Fonti : Pharmakronos, pag. 3.


Conservazione del sangue cordonale per uso autologo

Mantova 22 Ottobre 2012 - Dr. Gabrio Zacché

ABSTRACT:

Le cellule staminali rappresentano la nuova frontiera della medicina e la concreta speranza di vincere malattie che fino a ieri parevano incurabili.
È noto che numerosi istituti di ricerca stanno dedicando i loro massimi sforzi proprio alle cellule staminali, per comprenderne appieno le proprietà e potenzialità di cura.

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CelluleStaminali-Zacchè [modalità compat
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Ingegneria tessutale: Utilizzo delle cellule staminali da cordone ombelicale (UCBd) per la formazione di epatociti

Mantova 26 Febbraio 2008 - Dr. Negri Stefano - Ospedale “C. Poma” Mantova

ABSTRACT:

L’ingegneria tessutale è un’ area multidisciplinare di ricerca che ha come scopo la rigenerazione di tessuti ed organi danneggiati del nostro organismo, partendo dal presupposto che la quasi totalità delle cellule animali possono essere coltivate in laboratorio.
Il principio generale è quello di utilizzare cellule staminali e farle crescere e differenziare su un supporto idoneo in modo da produrre il tessuto che deve essere sostituito.

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Processazione e crioconservazione delle cellule staminali da cordone ombelicale: esperienza del Servizio di Immunoematologia e Trasfusione di Mantova

Mantova 29 Gennaio 2008 - PP. Pagliaro, C. Glingani, S. Saia, B. Presciuttini

ABSTRACT:

Scopo di questa Tesi universitaria è quello di presentare  i dati relativi ai criteri di validazione, alle modalità di lavorazione e alla conservazioe delle unità di sangue da cordone ombelicale raccolete presso i reparti di Ostetricia degli ospedali di Mantova, Asola e Pieve di Coriano, che sono centri di raccolta afferenti alla Banca di sangue da cordone ombelicale del Servizio immuno-trasfusionale di Mantova. Questo servizio è attuato grazie all'associazione Onlus BAMCO.

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Processazione e crioconservazione delle
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Attività di crioconservazione BAMCO

 

RACCOLTE MANTOVA

RACCOLTE PIEVE

RACCOLTE ASOLA

RACCOLTE TOTALI

BANCATE

INIDONEE

ELIMINATE

2004

208

112

0

320

182

138

4

2005

264

189

0

453

260

193

5

2006

560

295

37

892

537

355

18

2007

519

356

82

957

611

346

24

2008

354

203

20

577

396

181

30



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